5 ragioni per fare coaching individuale

Coaching, Sviluppo Individuale, Sviluppo Manageriale

In un contesto di incertezza come quello che stiamo vivendo, tanti manager ci chiedono se non sia meglio aspettare “tempi migliori” e di maggiore calma per iniziare un percorso di coaching individuale.
La verità è che proprio in un momento turbolento si ha la necessità di un confronto, di uno spazio da dedicare a noi stessi all’interno di una piccola zona di comfort.
Aiuta a prendere le distanze, a sistematizzare le cose, ma assolve anche alla necessità, più pratica e immediata, di avere a disposizione un momento per ascoltare la propria parte emotiva. Dalla solitudine all’ansia, sono tante le emozioni che stiamo vivendo in questi mesi. Noi di Exeo abbiamo provato a riassumerle qui.

 

Solitudine e isolamento

Lo smartworking rappresenta sicuramente una conquista sotto tanti punti di vista. Ma la forte accelerazione vissuta nell’ultimo periodo non ci ha dato sempre il tempo di trovare il giusto equilibrio.
Lavorare online da casa per una percentuale prevalente del tempo può appiattire la nostra giornata, un continuum di eventi senza sosta dove lo spazio per la relazione, il confronto e la socialità rischia di ridursi ai minimi termini. La pausa pranzo e il caffè alla macchinetta sono momenti che iniziano a mancarci come l’aria. La necessità di programmare tutto, anche due chiacchiere con il capo, può creare una sorta di alienazione e una sensazione di solitudine.

Incertezza e senso di inadeguatezza

Quale sarà la nuova normalità? Quanto di ciò che abbiamo sperimentato rimarrà? Cosa tornerà come prima?
Rispetto a solo 1 anno fa, le sfide e le priorità aziendali e professionali sono cambiate e registriamo un sentimento diffuso di inadeguatezza da parte di molti manager. Il Covid ci ha imposto una visione di breve periodo. Non possiamo programmare le vacanze di questa estate e non sappiamo nemmeno se sabato potremo andare a cena fuori. L’unica certezza è la call di domani.

Ansia da prestazione

In alcuni settori si avverte una pressione particolare. Parliamo di quelle strutture direttamente coinvolte nell’emergenza sanitaria o nella progettazione di piani di sviluppo, o di quelle realtà che hanno semplicemente fretta di ripartire per recuperare un anno perso.
Nel pubblico e nel privato si respira la necessità di dare risposte, di gestire emergenze, spesso con meno risorse e in tempi sempre più brevi. Ma dove si trova l’energia e la concentrazione per fare tutto?

Stress da gestione del tempo

Se durante il lockdown dell’anno scorso alcuni avevano avuto la percezione che un rallentamento dei ritmi fosse possibile, oggi i in tanti sono tornati a correre, come prima e più di prima.
La sensazione a volte è quella di trottare dietro a una carrozza senza riuscire a raggiungerla, o peggio correrle davanti con il timore di esserne travolti. Costantemente a corto di tempo, assaliti dall’operatività, sballottati dalle mutevoli scadenze e urgenze, rischiamo di focalizzarci solo sul What tralasciando completamente il Why.

Depressione latente

Tutte le emozioni descritte finora possono contribuire a creare una sorta di stato depressivo, amplificato anche da situazioni personali legate alle conseguenze della pandemia.
Ce ne accorgiamo anche da una inusuale sensazione di stanchezza fisica e mentale che molti manager ci hanno raccontato. È il nostro corpo che ci chiede del tempo: fermarsi un attimo, per riflettere e per ritrovare il proprio centro.

Il valore di un coaching individuale

In questo contesto di tourbillon emotivo, ha senso valutare la possibilità di concedersi dei momenti da dedicare a sé stessi.
Uno spazio privato per vivere il presente con maggiore consapevolezza e cogliere delle opportunità inaspettate; una risorsa in più per aiutarci ad individuare piccole o grandi strategie e tirare fuori il meglio dal cambiamento che stiamo vivendo, dove possibile.
Come per molte cose, non ci sarà mai il momento perfetto; forse proprio per questo il momento giusto è adesso!

(Photo by Denys Nevozhai on Unsplash )

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